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VINI

Arborea

Il vino prende il nome dall'omonima cittadina fondata nel 1928, che si affaccia al Golfo di Oristano, sulla costa occidentale dell'isola e che si trova al centro di una vasta zona di circa ventimila ettari.
Queste terre sono caratterizzate da un clima caldo e da una buona irrigazione, elementi favorevoli per la crescita della vite.
I produttori hanno adottato il Sangiovese (furono i Piemontesi che lo impiantarono con successo durante la loro dominazione, verso il 1750) ed il Trebbiano, vitigni capaci di garantire costanza di qualita' e produzione abbondante, ottenendo risultati positivi.
Il vino e'piacevole, fruttato, facile da bere e non richiede invecchiamento.
Ha ottenuto la DOC ne 1987 e le uve che lo completano non devono mai superare la percentuale del 15%.
Troviamo le seguenti tipologie:
Sangiovese Rosato;
Sangiovese Rosso;
Trebbiano Secco, Bianco;
Trebbiano Dolce, Bianco;
Trebbiano Secco Frizzante, Bianco;
Trebbiano Dolce Frizzante, Bianco.

Campidano di Terralba

Terralba e' un fiorente centro agricolo che si trova nel Campidano, dove ha avuto sviluppo oltre agli ortaggi e ai cereali anche la coltivazione della vite, che nel corso dei decenni ha acquistato una posizione di rilievo.
La produzione del "Rosso di Terralba" e' fornita da vitigni che danno una buona gradazione alcolica e finezza aromatica, impiantati in una zona paludosa bonificata circa cinquant'anni fa; i sistemi di allevamento a spalliera o a tendone hanno sostituito l'alberello che dava un vino troppo alcolico e aggressivo.
E' prodotto in parecchi Comuni della provincia di Cagliari, dalle uve Bovale (Bovale di Spagna, Bovale Sardo, Bovale Mannu), portate nell'isola dagli Spagnoli , e prima di ricevere la Doc veniva esportato in Italia e Francia come vino da taglio.
Le varieta' che lo completano non devono superare la percentuale del 20%.
Esiste un'unica tipologia: Secco, Rosso, con invecchiamento obbligatorio di 5 mesi.

Il Cannonau

Secondo alcuni esperti la coltura del Cannonau risale all'epoca nuragica; altri sostengono che sia una modificazione del Cannonazo di Siviglia, del Granaxa aragonese o addirittura dell'Alicante portato in Sardegna dai gesuiti. In Francia lo troviamo col nome di Grenache.
E' sicuramente il vino piu' famoso ed il vitigno e' coltivato praticamente in tutta l'isola con risultati particolarmente positivi nelle zone dell'Ogliastra, delle barbagie di Nuoro, di Dorgali, dove la percentuale di coltivazione arriva anche al 50%.
Nonostante la diffusione, la quantita' ottenuta non e' elevata: la resa per ettaro e' all'incirca di 50 quintali mentre quella massima consentita e' di 100.
La tecnica di coltivazione tradizionale e' quella ad alberello, anche se ultimamente la tecnica a spalliera viene adottata con ottimi risultati.
Il gusto particolare e la fragranza del Cannonau varia da zona a zona, anche se in genere notiamo il profumi etereo e speziato, il colore rubino che tende al granato,
un gusto avvolgente e caldo d'alcool con un retrogusto che si avvicina al sapore del cioccolato amaro.
Oggi con le moderne tecnologie questo vino e' imbottigliato dopo un breve passaggio in botte.
Le sue uve appassite danno origine ad un vino da dessert, "Anghelu Ruju", famoso per l'eleganza ed il grande carattere.
Le uve che lo completano non devono mai superare la percentuale del 10%.
Troviamo le seguenti tipologie:
Secco: Rosso, con un anno d'invecchiamento;
Dolce: Rosso, con un anno d'invecchiamento;
Liquoroso Dolce Naturale: Rosso;
Liquoroso Secco Naturale: Rosso, con un anno d'invecchiamento;
Riserva Secco (almeno 15°): Rosso, con tre anni d'invecchiamento;
Riserva Dolce: Rosso, con tre anni d'invecchiamento;
Superiore Naturale Secco: Rosso, con due anni d'invecchiamento
Superiore Naturale Dolce: Rosso, con due anni d'invecchiamento.
Secco: Rosato, con un anno d'invecchiamento.

Il Carignano

La zona de Sulcis costituì uno delle prime zone d'insediamento dei Fenici, che cominciarono subito a produrre vino per commercializzarlo in tutte le coste del Mediterraneo ma non possiamo dire con sicurezza se il Carignano fosse un vitigno autoctono. L'analisi dei sinonimi dialettali ci porta nel centro di Carifera, in Aragona, da dove il Carignano si diffuse assumendo nomi diversi: in Francia (Carignan), in Algeria e Tunisia.
Il Sulcis, cosi' come l'Isola di Sant'Antioco e San Pietro sono le zone elette di questo vitigno forte che ama i venti provenienti dal mare, ricchi di salsedine.
Il vino e' ben strutturato, con alta gradazione alcolica: per questo motivo e'stato esportato in passato come vino da taglio per completare la struttura un po' debole di vini prodotti in zone piu'famose.
La resa per ettaro non supera i 60 quintali e quasi sempre c'e' un periodo di maturazione in botte durante il quale il vino affina le sue caratteristiche: il colore rubino carico, il profumo di prugne e ribes, il gusto caldo, intenso e persistente.
Le uve che completano la sua armonia non devono mai superare la percentuale del 15%.
Troviamo le seguenti tipologie:
Secco, Rosato;
Secco, Rosso, con cinque mesi di invecchiamento obbligatorio;
Riserva: Secco, Rosso, con due anni d'invecchiamento

Giro'

Anche il Giro' fa parte dei vitigni portati in Sardegna dagli Spagnoli durante la loro dominazione, ma trovo' il suo momento migliore durante la dominazione piemontese, piu' precisamente a partire dal 1736 quando il Marchese di Rivarolo incoraggio' l'espansione ed il miglioramento della coltura della vite attraverso una nuova politica vitivinicola.
Il giro' venne coltivato con successo fino all'arrivo della filossera, verso il 1880, quando l'intero vigneto sardo fu distrutto irrimediabilmente.
Nel reimpiantare, i viticoltori scelsero vitigni piu' facili sia nella coltivazione che nella vinificazione e l'interesse per il giro' ritorno' dopo il riconoscimento della Doc nel 1979.
Attualmente viene coltivato nel territorio della provincia di Cagliari, in vari Comuni dell'Oristanese ed e'uno dei vini da dessert piu' apprezzati che ottiene costantemente importanti riconoscimenti all'estero.
Il colore e' rubino chiaro e brillante, il profumo e' delicato con sentori di uva fresca, il sapore e' delicato e vellutato.
L'invecchiamento obbligatorio e' di 9 mesi.
Esistono le seguenti tipologie:
Dolce Naturale, Rosso;
Liquoroso Dolce Naturale,Rosso;
Riserva: Liquoroso Dolce Naturale, Rosso con due anni d'invecchiamento;
Liquoroso Secco, Rosso;
Riserva: Liquoroso Secco, Rosso, con due anni d'invecchiamento
Secco, Rosso.

Malvasia di Bosa

Grazie ai monaci benedettini il vitigno Malvasia e'arrivato in Sardegna durante il periodo della dominazione bizantina, dalla citta' di Monembasia che si trova in Grecia, nella regione di Morea.
Si diffuse anche nelle attuali province di Oristano e Cagliari, ma quello prodotto nella zona di Bosa, pur limitato nella quantita', raggiunge particolari finezza e pregio: cio' e' dovuto alle particolari caratteristiche del terreno in cui e' coltivato, povero di azoto ma ricco di potassio e molto soleggiato.
Le uve che danno il tipico vino "Malvasia di Bosa" provengono dal vitigno Malvasia di Sardegna; la zona di produzione comprende parte del territorio dei Comuni di. Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes, Modolo. Ha come epicentro Bosa: sulla costa nord-occidentale dell'isola, e'una cittadina dominata dal Castello di Serravalle, eretto nel Duecento dai Marchesi Malaspina per difendere il territorio dalle incursioni saracene.
L'invecchiamento obbligatorio per questo vino e' di due anni.
Esistono le seguenti tipologie:
Dolce Naturale, Bianco;
Liquoroso Dolce Naturale, Bianco;
Liquoroso Secco, Bianco;
Secco, Bianco.

Malvasia di Cagliari
Grazie ai monaci benedettini il vitigno Malvasia e'arrivato in Sardegna durante il periodo della dominazione bizantina, dalla citta' di Monembasia che si trova in Grecia, nella regione di Morea.
Si diffuse anche nelle attuali province di Oristano e Cagliari, ma quello prodotto nella zona di Bosa, pur limitato nella quantita', raggiunge particolari finezza e pregio: cio' e' dovuto alle particolari caratteristiche del terreno in cui e' coltivato, povero di azoto ma ricco di potassio e molto soleggiato.
La malvasia di Cagliari si differenzia per una maggiore intensita' negli aroni, nel sapore e per il retrogusto amarognolo che ci ricorda le mandorle amare.
Il vitigno e' coltivato in molti Comuni della provincia di Cagliari ( i migliori risultati nella zona comprendente i Comuni di settimo San Pietro e Sinnai) e di Oristano, (la zona comprendente i Comuni di Lunamatrona e Collinas si distinguono).
L'invecchiamento obbligatorio per questo vino e' di nove mesi.
Esiste nelle seguenti tipologie:
Dolce Naturale, Bianco;
Liquoroso Dolce Naturale, Bianco;
Riserva: Liquoroso Dolce Naturale,
Bianco, con un invecchiamento di due anni;
Liquoroso, Secco Bianco;
Riserva: Liquoroso Secco, Bianco, con due anni d'invecchiamento;
Secco, Bianco.

Mandrolisai

Questo vino porta lo stesso nome della zona geografica nella quale viene prodotto, tra la Barbagia e la zona che comprende il Comune di Samugheo.
E' frutto di un uvaggio di tre vitigni: il Cannonau (20-35%), la Monica (20-35%) e soprattutto il Bovale, che lo caratterizza.
Con molta probabilita'il Bovale e' stato importato dagli Aragonesi e fin dal Settecento viene comunemente chiamato "Muristellu"; e' molto apprezzato dai viticoltori
sardi per la sua adattabilita' ai climi difficili della zona ed ai terreni granitici.
Le vigne sono collocate tra i 400 ed i 600 metri di quota, circondate da boschi di leccio, roverella e sugherete; il suo vino ha un caratteristico profumo vinoso, di
sapore vellutato e con un retrogusto amarognolo.
Il periodo d'invecchiamento non e' abbligatorio.
Esistono le seguenti tipologie:
Secco, Rosato;
Secco, Rosso;
Superiore:Secco, Rosso, con un invecchiamento di due anni.

Monica di Sardegna

Anche se questo vitigno si trova solo in Sardegna, siamo certi che non sia autoctono: furono gli Spagnoli ad importarlo verso il Settecento con il nome di "Morillo", da cui poi "Mora", che attraverso varie corruzioni linguistiche arriva all'italiano Monica.
Questo vitigno e' conosciuto come "Nieddera Manna"(Nera Grande), per i suoi acini, "Niedda de Ispagna" (Nera di Spagna) e Monaca.
E' diffuso in tutta l'isola ma e' nella parte centro-meridionale che ha acquistato una notevole importanza; e' un vino a tutto pasto, un colore rosso chiaro e profumi tenui, sapore fresco e leggero.
Altri vitigni possono completare la sua armonia in percentuale massima del 15%.
Il periodo d'invecchiamento obbligatorio e' di sei mesi.
Troviamo le seguenti tipologie:
Secco, Rosso;
Secco Frizzante, Rosso;
Superiore: Secco, Rosso, con un anno d'invecchiamento ed una gradazione minima di 12,5%.

Monica di Cagliari

Anche se questo vitigno si trova solo in Sardegna, siamo certi che non sia autoctono: furono gli Spagnoli ad importarlo verso il Settecento con il nome di "Morillo", da cui poi "Mora", che attraverso varie corruzioni linguistiche arriva all'italiano Monica.
Questo vitigno e' conosciuto come "Nieddera Manna"(Nera Grande), per i suoi acini, "Niedda de Ispagna" (Nera di Spagna) e Monaca.
L'uva, fatta appassire adeguatamente sulla pianta da' un vino liquoroso molto pregiato per il quale Vodret si espresse in questi termini: "Non saprei piu' quali termini usare per poter ancora una volta, distinguere questo rinomato vino dagli altri".
Per le sue caratteristiche puo' ricordare vagamente il Malaga spagnolo, anche se e' piu'dolce e vellutato.
Il periodo d'invecchiamento obbligatorio e' di nove mesi e di due anni solo per il tipo "Liquoroso".
Esiste nelle seguenti tipologie:
Dolce Naturale, Rosso;
Liquoroso Dolce Naturale, Rosso;
Riserva: Liquoroso Dolce Naturale, Rosso, con due anni d'invecchiamento di cui uno in botte;
Liquoroso Secco, Rosso;
Riserva: Liquoroso Secco, Rosso, con due anni d'invecchiamento di cui uno in botte;
Secco, Rosso.

Moscato di Sardegna

Furono i monaci benedettini, durante il periodo Bizantino, a portare questo vitigno in Sardegna dove attualmente e' coltivata la varieta' bianca che ha diversi sinonimi: Muscadellu Sardu, Muscatello', Muscatellone, Muscadeddu de Ispagna, Nussadeddu.
La coltivazione del vitigno copre solo un'estensione di qualche decina d'ettari ed interessa soprattutto le zone del Campidano di Cagliari, il Parteolla, la Gallura, l'Anglona a nord di Sassari ed il Mandrolisai nella provincia di Nuoro, dove e' presente anche la varieta' a frutto nero.
Al contrario del Moscato di Cagliari, la vendemmia viene effettuata normalmente.
I risultati finali sono diversi ma non possiamo "svelare" particolarita' poiche' i produttori sono molto gelosi dei segreti legati alla coltivazione e alla vinificazione di questo spumante.
Il Moscato di Sardegna Spumante puo' essere completato con altri vitigni, purche' la percentuale non superi il 10%.
Le vigne sono dislocate tra i 200 ai 500 metri di quota e questa particolarita' permette di ottenere un bouquet fresco e fruttato.
Non e' previsto invecchiamento ed esiste un'unica tipologia:
Secco, Bianco, Spumante.

Moscato di Cagliari

Furono i monaci benedettini, durante il periodo Bizantino, a portare questo vitigno in Sardegna dove attualmente e' coltivata la varieta' bianca che ha diversi sinonimi: Muscadellu Sardu, Muscatello', Muscatellone, Muscadeddu de Ispagna, Nussadeddu.
Al contrario della Malvasia, la condizione indispensabile perche' questo vino conservi ed esprima al meglio le sue caratteristiche e' la presenza di zuccheri.
Le zone di produzione sono le colline della Marmilla, del Parteolla, della Trexenta, la zona del Basso Sulcis, l'isola di S. Antioco e la zona del circondario di Cagliari; i vigneti hanno una coltivazione ad alberello e la vendemmia e' tardiva, per permettere una maggiore concentrazione di zuccheri.
Il Moscato di Cagliari viene prodotto solo in qualche decina di ettari nonostante sia un vino molto apprezzato all'estero e la sua produzione non e' sufficiente a coprire la necessita' regionale.
Il periodo obbligatorio d'invecchiamento e' di cinque mesi.
Troviamo le seguenti tipologie:
Dolce Naturale, Bianco;
Liquoroso Dolce Naturale, Bianco, con almeno 17,50°;
Riserva: Liquoroso Dolce Naturale, Bianco, con invecchiamento di un anno.

Moscato di Sorso-Sennori

Furono i monaci benedettini, durante il periodo Bizantino, a portare questo vitigno in Sardegna dove attualmente e' coltivata la varieta' bianca che ha diversi sinonimi: Muscadellu Sardu, Muscatello', Muscatellone, Muscadeddu de Ispagna, Nussadeddu.
La coltivazione del vitigno copre il territorio dei comuni di Sorso e Sennori, nella zona nord-ovest dell'isola, tra Castelsardo e Porto Torres e la superficie vitata totale copre anche solo poche decine di ettari.
La vendemmia viene effettuata quando l'uva e' leggermente appassita ed il mosto viene fatto fermentare in botte e travasato piu' volte; la fermentazione viene arrestata con la filtrazione, o con l'aggiunta di alcool di vino nel caso della tipologia Liquoroso.
Il periodo obbligatorio d'invecchiamento e' di 5 mesi.
Esistono le due tipologie:
Dolce, Bianco;
Liquoroso Dolce, Bianco.

Nasco di Cagliari

Fra i vini del Campidano (Cagliari), il Nasco e' stato il primo vino piu' decantato, perche' nella sua stessa zona d'origine trova un ambiente particolarmente favorevole.
Si ritiene che sia un vitigno autoctono, anche se la sua ufficiale testimonianza risale al periodo della presenza dei Pisani e dei Genovesi nell'isola; veniva chiamato "Nascu", dal latino "Muscus", muschio, per i profumi che lo caratterizzano.
Effettivamente chi assaggia il Nasco viene colpito dai profumi dolci di uva fresca che si alternano delicatamente a quelli di sottobosco e dal sapore vellutato che con grande finezza conserva una punta di amarognolo; a suo proposito il Mameli disse: "Non c'e' nel mondo enologico, dopo il Moscato, un altro vino di lusso che possa competere col Nasco per la sua squisita dolcezza, per la soavita' del profumo e la suprema armonia della costituzione…"
La produzione del vino che nasce da questo splendido vitigno e' limitata a poche decine di ettari, sia a causa della scarsa produttivita' sia a causa della modesta resistenza agli attacchi parassitari.
Le zone di coltura sono: la parte orientale della provincia di Cagliari, il Basso Campidano di Oristano e, da qualche anno, si distinguono le zona del Mandrolisai e di Alghero.
La vendemmia viene effettuata quando gli acini sono leggermente appassiti per avere una buona concentrazione di zuccheri.
Il periodo obbligatorio d'invecchiamento e'di 9 mesi.
Esiste nelle seguenti tipologie:
Dolce, Bianco;
Liquoroso Dolce Naturale, Bianco;
Riserva: Liquoroso Dolce Naturale, Bianco, con 2 anni d'invecchiamento ( di cui uno in botte);
Liquoroso Secco, Bianco;
Riserva: Liquoroso Secco, Bianco, con 2 anni d'invecchiamento (di cui uno in botte);
Secco, Bianco.

Nuragus

Il Nuragus e' uno dei vitigni piu' antichi della Sardegna. Alcuni studiosi ritengono che sia comparso nell'isola verso il XII secoli a.C., per opera dei Fenici, altri, (anche attraverso l'analogia con il nome delle famose costruzioni in pietra dell'eta' neolitica, i Nuraghi), ritengono che sia un vitigno autoctono che dall'Alta Marmilla, ai confini con la provincia di Nuoro, si e' diffuso nella Trexenta, nella colline del Parteolla, nelle pianure di Oristano e Cagliari fino al Sulcis-Iglesiente.
E' sempre stato un vitigno capace di adattarsi ad ogni tipo di terreno, di resistere spesso ad epidemie di parassiti e di offrire una produzione generosa: per quest'ultima ragione infatti e' conosciuto anche con i sinonimi "pagadeppidus"(pagadebiti), "preni tineddus"(riempi tini) e "ua de is paberus"(uva dei poveri).
La produzione eccessiva portava pero' ad un vino eccessivamente alcolico, senza alcuna grazia e disarmonico: e' per questo che tutti i viticoltori e le cantine, con l'aiuto di professionisti e con l'ammodernamento degli impianti, hanno saputo valorizzare le sue caratteristiche senza alterarne la natura.
Il Nuragus e' un vino fresco, delicato, leggermente acidulo e talvolta frizzantino.
Le varieta' che lo completano non superano mai la percentuale del 15%.
Non richiede periodo d'invecchiamento e si trova nelle seguenti tipologie:
Secco, Bianco;
Dolce, Bianco;
Secco Frizzante, Bianco;
Dolce Frizzante, Bianco.

Vermentino di Sardegna

Il Vermentino arriva in Sardegna dalla Corsica nel corso del XIX secolo, e da allora si e' diffuso in tutta l'isola: i vini sono molto piacevoli e sempre diversi, a seconda della zona di coltivazione del vitigno ed il successo nei risultati ha fatto ottenere a questo vino la DOCG.
Attualmente, se si pensa alla Sardegna dei vini bianchi viene in mente il Vermentino.
Il Vermentino di Sardegna e' la DOC piu' estesa e ricca di vini dell'isola: attualmente tutte le aziende lo hanno inserito nella loro gamma.
Diversamente dal Vermentino di Gallura, il Vermentino di Sardegna proviene da un vitigno coltivato in zone dai terreni piu' ricchi e fertili.
La diversita' tra i vini e' dovuta soprattutto alle piccole percentuali degli altri vitigni consentiti (Chardonnay, Pinot, Sauvignon), che valorizzano le caratteristiche
principali del Vermentino, come il sapore fresco, acidulo con il finale leggermente amarognolo.

Vermentino di Gallura

Il Vermentino arriva in Sardegna dalla Corsica nel corso del XIX secolo, e da allora si e' diffuso in tutta l'isola: i vini sono molto piacevoli e sempre diversi, a seconda della zona di coltivazione del vitigno ed il successo nei risultati ha fatto ottenere a questo vino la DOCG.
Attualmente, se si pensa alla Sardegna dei vini bianchi viene in mente il Vermentino.
La Gallura, soprattutto per la sua vocazione vitivinicola, e' da considerarsi zona classica del Vermentino: il terreno granitico ed il vento di maestrale sono elementi dove questo vitigno sviluppa caratteristiche particolari.
La zona di produzione, la Gallura, e' situata tra la parte interna della provincia di Sassari e la parte settentrionale della provincia di Nuoro e comprende i Comuni di Aggius, Olbia, Calangianus, Arzachena, Berchidda, Tempio Pausania, S. Teodoro e Budoni.
Il vino piu' tipico della zona e' di tipo "Superiore": ha una gradazione di 14° ed e' particolarmente fruttato e morbido; quello normale e' fresco, con profumi di fiori bianchi e leggermente piu' acidulo del precedente.
La percentuale massima di uve che completano il vino non deve superare la percentuale del 15%.
Non c'e' periodo obbligatorio d'invecchiamento ed esiste nelle seguenti tipologie:
Secco, Bianco;
Superiore Secco, Bianco.

Vernaccia

La Vernaccia e' il vino bianco tipico e piu' antico della Sardegna.
L'origine e' molto antica e il nome potrebbe derivare da "vernacula"(del posto), termine col quale in genere si indicavano i vitigni di origine incerta.
La leggenda racconta che Santa Giusta scese dal cielo nella sua terra colpita dalla malaria; per le tristi condizioni del paese e della gente si mise a piangere.
Laddove caddero le lacrime nacquero tante piantine che si coprirono di frutti e gli abitanti, per paura che le piante potessero sparire raccolsero i frutti, li pigiarono e li raccolsero in grandi anfore.
Ogni persona ammalata guariva dopo aver bevuto un po'di questo liquido e cosi' la malaria fu debellata: da qui un'altra probabile origine del nome, da "vernum", primavera, per indicare il momento di rinascita degli abitanti del paese.
L'area di produzione della Vernaccia e' la Bassa valle del Tirso dove le terre si distinguono in "Gregori"(piu' alte e asciutte) e "Bennaxi"(un tempo paludose ed ora le piu' fertili) dove si ottiene il prodotto migliore.
Il ciclo di lavorazione e'completamente diverso rispetto a quello tradizionale.
La buccia dell'uva e' molto fine: percio' in vendemmia, al fine di evitare perdita di mosto, devono essere impiegati recipienti in terracotta fabbricati appositamente ad Oristano
Nei primi mesi di vita il vino e' senza carattere, ha un colore pallido ed il sapore tenue; all'inizio della primavera viene filtrato e comincia ad assumere le caratteristiche piu' marcate.
Dopo due anni d'invecchiamento in botte di rovere o castagno diventa un ottimo vino da pesce, con un intenso profumo ed un piacevole sapore di mandorle.
L'invecchiamento a questo punto puo' proseguire fino a dieci anni, e cio' avviene in botti scolme, dove il vino e' protetto da uno spesso velo di lieviti che permettono al vino di affinarsi lentamente, diventando infine uno dei vini da dessert o da aperitivo piu' apprezzati al mondo.
L'invecchiamento obbligatorio e' di due anni.
Troviamo le seguenti tipologie:
Secco, Bianco, con 2 anni d'invecchiamento;
Riserva: Secco, Bianco, con almeno 4 anni d'invecchiamento;
Superiore (gradazione minima 15,5°): Secco, Bianco, con 3 anni d'invecchiamento;
Liquoroso: Dolce, Bianco, con 2 anni d'invecchiamento;
Riserva Liquoroso: Dolce, Bianco, con almeno 4 anni d'invecchiamento;
Superiore Liquoroso: Dolce, Bianco, con 3 anni d'invecchiamento;
Secco Liquoroso: Secco, Bianco, con 2anni d'invecchiamento;
Riserva Secco Liquoroso: Secco, Bianco, con almeno 4 anni d'invecchiamento;
Superiore Secco Liquoroso: Secco, Bianco, con 3 anni d'invecchiamento.

LA  STORIA DELLA VITE E DEL VINO IN SARDEGNA
La vite e' presente in Sardegna da tempi immemorabili: secondo alcuni studiosi sarebbero stati Semiti, Cretesi e Fenici ad introdurla durante la loro permanenza
nell'isola, ma queste teorie sono state rimpiazzate definitivamente dalla certezza della spontaneita' della vitis vinifera.
Le conferme ci sono pervenute dai risultati di una ricerca archeologica effettuata in siti archeologici dell'epoca nuragica, dove sono stati trovati preziosi reperti di vinaccioli in stratificazioni certe di interni e di cortili di alcuni complessi nuragici.
I Fenici si insediarono soprattutto nelle zone costiere del cagliaritano, del Sulcis e del Sinis e sfruttarono questa risorsa per il commercio nel bacino mediterraneo, come i Greci, arrivati successivamente (siamo nel VII secolo a.C.)
Seguirono i Cartaginesi danneggiando inizialmente molti vigneti per proteggere i vini della madre patria, ma col passare del tempo e con la crescita delle esigenze incentivarono di nuovo la coltivazione e in colonie come Karalis, Tharros, Cornus, Nora e Olbia la vite diventò la coltura dominante . Abbiamo importanti reperti risalenti al periodo punico: anfore vinarie scoperte nelle necropoli del Cagliaritano e notizie secondo le quali Amilcare si sarebbe stabilito qui per coltivare personalmente la vite….(Amilcare era figlio di Annibale, nemico acerrimo dei Romani)
Per quel che riguarda i Romani, sappiamo che apprezzavano molto il vino sardo e che ogni dimora rispettabile era provvista di celle vinarie; e' di questo periodo, piu'precisamente di quello romano-imperiale, un reperto tra i piu' rari e preziosi: un tastevin da sommelier (classificato tale
dall'archeologo Sauges ed esposto nel Museo Civico Archeologico di Nuoro), rinvenuto nel complesso nuragico di Orroli
Anche Strabone esalta l'isola per il suolo e per i vini, soprattutto quelli bianchi e si fa risalire a questo periodo la denominazione della Vernaccia, dal nome Vernacola che veniva attribuito ai vitigni del posto.
A questo buon vino il governo preferi' la coltivazione del grano, tanto che la Sardegna divento' "Il granaio di Roma".
Dal periodo delle invasioni barbariche a quello dell' alto medioevo la coltura della vite subì un tracollo, pur tenendo conto dei tentativi di protezione ed incentivazione da parte dei Bizantini (che ci portarono la malvasia) e degli ordini monacensi che la coltivavano in piccole aree.
Ed e' finalmente nel periodo dei giudicati che la coltura (e cultura) della vite trova la vera espansione e diventa oggetto di una grande opera di valorizzazione.
Ed infatti secondo la "Carta de Logu"(raccolta di leggi che avevano come scopo il rinnovo dell'amministrazione in Sardegna) del 1392, " Chiunque possieda terre incolte deve essere obbligato da un funzionario regio della contrada a impiantarvi o farvi impiantare una vigna entro un anno, altrimenti venda la terra o la dia a chi puo' coltivarla"…..
Erano considerati fuorilegge i vigneti mal coltivati e la punizione per colui che espiantasse una vigna di nascosto era una multa salata, il rimborso per il danno e qualora il furtivo non pagasse, l'amputazione della mano destra accompagnata da un periodo piu' o meno lungo di galera!
Questi provvedimenti benefici per l'espansione della coltura della vite e di conseguenza per la "bonifica" dei terreni difficili portarono un miglioramento ambientale unito allo sviluppo economico.
I Genovesi ed i Toscani svilupparono su queste basi importanti rapporti commerciali con l'Isola e la arricchirono di nuovi vitigni così come gli Spagnoli successivamente, anche se questi ultimi arrivarono come conquistatori e si dedicarono piu' alla distruzione che alla valorizzazione.
E' di questo periodo, e piu' precisamente del 1596, il trattato di Andrea Bracci, De Naturali vinorum Historia, che definisce il vino sardo di qualita'e l'isola "Sardinia, insula vini", non solo per la posizione ideale, al centro del mediterraneo, ma anche per il clima e la tipologia del suolo….Sfortunatamente "i sardi non
fanno grande uso di vino, in quanto il loro gusto e' poco educato e bevono soprattutto acqua, per questo motivo non desta meraviglia che non piantino vigne e non abbiano coltivazioni di viti, eccettuate le viti arboree dalle quali spremono abitualmente un vino rustico"
Se dovessimo trovare un sinonimo che sintetizzasse questa prima parte del passato del vino e del suo successo, ci verrebbe in mente un'altalena: momenti alti e
bassi che si sono avvicendati, durante i quali la nostra bella isola si e' adeguata alla storia, alle tradizioni, alle culture ed ai voleri dei popoli che l'hanno abitata, distrutta o valorizzata.
Chiuderemo questo primo periodo con la dominazione piemontese durante la quale ci fu un rifiorire della vite, interrotto, questa volta con effetti tragici, con l'invasione della filossera.
Siamo alla fine del 1800: La Sardegna vantava un'estensione di 80.000 ettari di vigneti eccellenti, distrutti completamente a causa della malattia.

OGGI

Attualmente la viticoltura rappresenta la pricipale coltura arborea in Sardegna, sia per reddito prodotto (circa 60 miliardi all'anno) sia per la diffusione in tutti i Comuni. Fino a vent'anni fa la produzione era cospicua ma nella maggior parte dei casi il vino era venduto fuori dall'isola, destinato a completarela struttura ed il grado alcolico di vini un po' "deboli".
Negli ultimi quindici anni la situazione si e' capovolta ed il vino e' diventato simbolo di cultura e civilizzazione: lo testimonia la selezione delle aree piu'vocate e dei vitigni, molti dei quali innovativi, delle rese per ettaro, la ripresa delle vinificazioni tradizionali, pur con l'ausilio della moderna tecnologia, gli affinamenti in botte per vini da invecchiamento.
I produttori e le cantine cooperative hanno l'obiettivo della qualita', della valorizzazione, del massimo rispetto per il prodotto affinche' questo risulti come la migliore espressione della terra unita al desiderio di soddisfare i gusti dei moderni consumatori.
La quantita' e' scesa drasticamente, non solo a causa di questo cambiamento, ma anche a causa degli espianti.
La politica degli espianti incentivata dalla politica della CEE (senza diritto di reimpianto) ha fatto scendere la superficie vitata dai 75 mila ettari degli anni '70 ai 25 mila attuali; la produzione e' passata dai 2,5milioni di ettolitri degli anni '70 agli 800 mila ettolitri che riescono a copriresolo il 60% del fabbisogno regionale.
Percio' la Regione Sardegna si sta impegnando per recuperare il diritto di reimpianto.
Le cifre sembrano poco confortanti ma le bottiglie sarde esportate sono considerate di altissimo prestigio (circa 6,5 milioni di bottiglie pari al 10% della produzione) ed il vino sfuso viene venduto con quotazioni molto favorevoli perche' utilizzato come vino da taglio per migliorare le produzioni nobili dei piu' famosi distretti vinicoli italiani ed europei.

(Fonte testo grazie a: www.lestradedelvino.com)

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