Tutte le civiltà insulari
hanno una forte tendenza a conserva intatte le proprie tradizioni,
e questo risulta quanto mai evidente in un'isola dal territorio
montuoso, aspro e suddiviso in tre subregioni tra loro indipendenti
come la Sardegna.
Lingua, costumi tradizionali, musiche, danze e
feste popolari e religiose sono caratteristiche di un mondo che
continua a vivere e si rigenera spontaneamente pur all'interno di
un sistema moderno proiettato verso il futuro.
Il mantenimento della propria lingua sembra sancire questo attaccamento
alle proprie tradizioni: quasi ogni paese ha un suo dialetto che
si differenzia più o meno dalla parlata delle zone circostanti.
Ad Alghero, per esempio, si parla catalano, eredità del periodo
di dominazione spagnola, mentre a Carloforte, Calasetta e nel Sulcis
il dialetto è più simile a quello della Liguria da
cui anticamente proveniva la popolazione della zona.
Anche i costumi,
gelosissimi della propria individualità, sono il risultato
di mode ed usi sviluppatisi nei secoli all'interno delle comunità
pastorali: ed è per questo che essi sono del tutto diversi
anche in paesi distanti tra loro solo pochi chilometri.
Il costume maschile è principalmente costituito da un copricapo,
una camicia chiusa da bottoncini d'argento e d'oro, un corpetto
di lana, velluto o broccato, calzoni di tela bianca e un gonnellino
di colore nero. Molto più colorato è invece il costume
femmininile: sul capo si notano i vari tipi di fazzoletti che contraddistinguono
i diversi paesi di origine; la camicia, di lino o di cotone, finemente
pieghettata è ornata davanti da preziosi ricami; la gonna
è lunga fino alle caviglie, a balze, in genere di colore
scuro. Molto ornato è il grembiule con preziosi ricami anche
a fili d'oro. Il costume è impreziosito da spille, orecchini,
collane d'oro, d'argento e di corallo, catene, rosari di pietre
dure, portafortuna.
Lo splendore di questi costumi si può ammirare nelle più
grandiose manifestazioni popolari dove ciascuno sembra assumere
vite propria tra canti, balli e giochi tipicamente sardi. In occasione
delle principali feste isolane è possibile vedere migliaia
di persone e centinaia di cavalieri negli antichi costumi. E se
tali manifestazioni possono sorprendere per l'entità numerica
di partecipazione, più importante ancora è constatare
che il folklore nell'isola non è mai un un teatro, ma sempre
vissuto intensamente, seppure per pochi giorni e poche ore.
Oueste coloratissime manifestazioni si possono dividere in popolari
e sagre religiose, spesso legate al festeggiamento del santo o della
santa patrona del paese: la Sagra di S.Efisio a Cagliari, del Redentore
a Nuoro, la Cavalcata Sarda a Sassari, la Sartiglia di Oristano
e l'Ardia di Sedilo.
Quest'ultima è una corsa a cavallo sfrenata
e travolgente giù per un tortuoso pendio che porta al tempio
del santo, in realtà mai canonizzato. Secondo alcuni storici
l'Ardia vorrebbe ricordare la battaglia combattuta e vinta da Costantino
il Grande a Ponte Milvio nel 312 d.C. contro le truppe di Massenzio;
altri ritengono che la corsa abbia radici più profonde, da
ricercarsi negli antichi riti agresti di purificazione e propiziazione.
Ciascuna manifestazione popolare o religiosa si trasforma in un
momento di sentita aggregazione: mischiarsi con i bevitori di "oliena"
ed ascoltarne i "muttos", aspettare l'uscita dalla Santa
Messa delle feste principali e scrutare con quanta grazia e dignità
anziane e meno anziane indossano ancora i tipici costumi, significa
vivere un pezzo di vita sarda originale, spontanea, strettamente
ancorata alle sue più antiche tradizioni.
|